Naftali Burstein a Sciesopoli di Vera Paggi

Naftali Burstein

Il documentario di Vera Paggi dedicato alla storia dei Bambini di Selvino attraverso le drammatiche vicende di Naftali Burstein.
La fine della guerra non rappresenta immediatamente la possibilità di riprendersi la propria vita precedente. Il rientro a casa per molti profughi, per molti sopravvissuti ai campi di concentramento dura anche mesi e sono mesi durissimi e molto difficili.
E’ in questo contesto che si apre l’esperienza di Sciesopoli a Selvino (Bg), nel tentativo di restituire una normalità a bambini e bambine provenienti dall’orrore.
Nel video un signore anziano di 80 anni racconta la sua storia, davanti all’ingresso della colonia di Selvino che, da Israele, è tornato a visitare nel 2010.
Si chiama Naftali Burstein, è un ebreo nato nel 1931 in Polonia.
E’ stato costretto dalla guerra e dalle persecuzioni razziali ad una vita raminga, orfano di padre e madre, senza più il fratello e la sorella probabilmente uccisi nei campi di sterminio nazisti.
Naftali aveva 13/14 anni durante la guerra, vive da solo nascosto in Varsavia e poi fugge quando iniziano i rastrellamenti. Viene salvato dalle truppe russe, le stesse che nel gennaio di 70 anni fa liberano il campo di concentramento di Auschwitz e viene poi mandato insieme ad altri ragazzini a Selvino da dove riparte nel 1948 per Israele.
Racconta alcuni momenti della sua vita che non ha mai potuto dimenticare. In particolare quando viene liberato dai soldati russi e quando entra nella colonia di Sciesopoli che per lui fu come “il castello delle favole”.
“E un istante dopo arrivarono i russi che ci liberarono dai tedeschi. Quel momento non lo dimenticherò mai. Fu una rinascita.
Di Selvino ho un ricordo memorabile. Una grandissima emozione, che non scorderò mai più. La prima cosa che mi dissi: sono libero! Non ho avuto un’infanzia.
Qui sono tornato ad una vita normale, ad essere un bambino.
Qui ho imparato l’ebraico. In questo edificio c’era quello che non avevamo mai visto,
Piscina, cinema… E poi cominciammo a studiare. Questa era la cosa più importante per noi. Cominciammo a riprenderci dal passato, da quello che era successo…”