Noga e Reuven Donath, istruttori a Selvino

Noga Donath Cohen

Reuven Donath era un un soldato della Brigata Ebraica ed Eugenia Cohen era una giovane milanese, che poi prese il nome ebraico di Noga. Entrambi furono istruttori a Piazzatorre e poi a Selvino, dove si sposarono e insieme andarono in Israele.

Dal libro “Im Tirtzu Zo Agada” (“Questa potrebbe essere una fiaba”), scritto da Nir Donath, figlio di Noga e Reuven Donath, membri dell’organizzazione della casa di Sciesopoli, che narra la storia della sua famiglia a partire dal sec. XVI.
In questo brano si parla della casa di Sciesopoli e dei Bambini di Selvino.

Nir Donath“La vita a Selvino rappresentava una grande sfida per tutto il gruppo, e, oltre ad essere una fonte di ispirazione, era una porta aperta su un futuro migliore per i bambini. Tutti dovevano lottare quotidianamente contro situazioni alle quali non erano abituati. Da una parte c’erano i membri dell’organizzazione, ai quali era richiesto di essere degli educatori senza aver ricevuto una formazione adeguata, ma vi supplivano con tanta buona volontà, sensibilità e cura. Dall’altro i bambini, che fino a poco tempo prima erano rimasti senza casa, senza amore o speranza, che improvvisamente ne avevano in abbondanza tra le mani. Comunque, il cambiamento fu per tutti tagliente come un rasoio e per la stragrande maggioranza difficile da contenere.
Le stanze della casa di Sciesopoli erano molto più spaziose dei ristretti ripari noti ai bambini nei loro nascondigli in guerra – almeno per chi aveva conosciuto quelle nicchie – mentre altri avevano trascorso gli ultimi anni nei boschi, senza un riparo per proteggersi dai pericoli della natura o dagli spietati assassini che volevano privarli delle loro vite. Ora i letti erano puliti e ricordavano le stanze da letto delle loro case d’origine, almeno ai ragazzi abbastanza grandi da ricordare dei dettagli del loro passato. Il cibo era delizioso rispetto al pane raffermo, alle patate crude ed all’acqua torbida chiamata (a torto o maliziosamente) “zuppa” che era stata la loro dieta durante la lotta di sopravvivenza. I vestiti erano nuovi ed intatti, e anche quelli che avevano una taglia sbagliata (alcuni erano venuti da donazioni) erano assai migliori degli stracci in cui erano stati avvolti, una volta raccolti dai loro salvatori. Più importante di tutto era l’attività giornaliera, inizialmente imposta ai bambini contro la loro volontà, e che gradualmente si trasformò nel cuore della loro vita. Educazione e marce di tipo militare, sventolamento della bandiera israeliana, pratica sportiva, lezioni di ebraico, di matematica e della bibbia, passeggiate oltre i limiti della casa, ore di creazione artistica, assistenza alla manutenzione e alla pulizia della casa. E poi discussioni di gruppo in cui i membri dell’organizzazione di Selvino raccontavano ai bambini le storie sulla terra promessa… ogni attività poi si rivelò essere un capitolo fondamentale per riportare i bambini alla vita, e per portare a loro la vita.
Lentamente i loro occhi smisero di guardarsi attorno impauriti – un’abitudine acquisita nel corso del tempo e divenuta parte integrante della vita dei bambini. A Selvino riuscirono a guardare negli occhi i loro maestri e i membri dell’organizzazione. La paura non li costringeva più a guardare a terra come prima. Alcuni di loro fecero crescere dei muscoli sotto la pelle finalmente rilassata. Il colore tornò sui loro volti. L’espressione fredda e senza vita con la quale erano arrivati a Selvino venne poco a poco sostituita da guizzi di vivacità e di gioia. Moshe Zeiri e il suo team poterono assistere, con grande soddisfazione, alla volontà che nei bambini prese il posto della disperazione. Una volontà di vivere, un senso di appartenenza, una nuova voglia di fare e  – in alcuni di essi – di diventare dei leader.
Gli sforzi cominciarono a dare i loro frutti. Una luce apparve alla fine del tunnel. Era sensazione di tutti che la missione sarebbe presto finita e che sarebbero  finalmente tornati a casa … ”

Alle pagine 399-435 del libro si può leggere la storia della famiglia Donath-Cohen.
Queste pagine iniziano con il bombardamento di Haifa effettuato da aerei fascisti italiani nel 1939.
Dopo questo bombardamento Donath decise di entrare nell’esercito Inglese.
Le pagine terminano con la partenza della copia da Selvino per raggiungere Israele.
Tra queste pagine vi è narrata la storia del nascondiglio di Noga per evitare di essere arrestata dai fascisti durante la guerra, il suo arrivo a Selvino, l’innamoramento per Donat, ecc.
Da pag. 412 a pag. 435 c’è la storia di Selvino.


Youth Aliyah in SelvinoI Bambini di Selvino e i loro ospiti godono di un pasto di festa nella casa “The Youth Aliyah” a Selvino.

Nella foto vi sono Noga Donat, Shlomo Weisbrod,  Jeshayahu Flamholz, Isak Rechtman, Yaakov Meriash, Avraham Hassman, Helenka Saban, Lea Shnee, Miriam Weinstock, Yaffa Yanover, Edzia Winkler, Halina Liebeskind, Dora Rot, Yaakov Kopelman, Zvi Kaner, Zipora (Baranek) Friedman, Serka Fiederer.

Oltre a Moshe Zeiri, Teddy Beeri e Matilde Cassin, nella casa di Piazzatorre e poi di Selvino, vi erano gli istruttori Reuven Donath, Reuven Cohen-Raz, Eugenia Cohen, la dottoressa Pessia Kissin, il dottor Aharon Peretz, il dentista Karol.

Reuven Donath era un un soldato della compagnia di Moshe Zeiri, insegnava sport e scoutismo. Ancora adolescente, a Tel Aviv era stato istruttore di giovani esploratori. Parlava bene l’italiano, che aveva studiato al Ginnasio Balfour, e fungeva da interprete della compagnia. Quando il comandante della compagnia, Dov Chaimovitz, gli propose di aiutare a organizzare il campo dei bambini a Piazzatorre, egli accettò con entusiasmo. Ne aveva abbastanza dell’inattività della base, dell’inutile vagabondare per la città tra soldati di ogni nazionalità, fra i profughi o nei club. (pag. 22)

Eugenia Cohen, che poi prese il nome ebraico di Noga, era nata a Milano. Un anno prima della Liberazione, quando lei aveva ventidue anni, suo fratello fu catturato dai fascisti in strada e fu deportato a Bergen-Belsen, insieme ai suoi genitori arrestati dai tedeschi. Per fortuna sia i genitori che il fratello sono sopravvissuti ai campi e sono stati liberati alla fine della guerra. Lei era riuscita a fuggire e a nascondersi in un villaggio. Quando la guerra finì, tornò a Milano e si recò negli uffici della comunità ebraica, dove si offrì per aiutare i profughi. Da qui fu mandata a lavorare per i bambini nel campo di Piazzatorre, in cui conobbe Reuven Donath e nella casa di Sceisopoli a Selvino lo sposò con una festa memorabile.
Moshe Zeiri era come un padre, la dottoressa Pessia Kissin ed Eugenia Cohen erano come mamme.
Reuven Donat insegnava ai ragazzi i giochi, faceva esercitazioni di “giovani esploratori”, ginnastica, e li portava a fare passeggiate, gite ed esplorazioni notturne. Impararono a cantare canzoni ebraiche e sentirono le storie della terra d’Israele. Ogni bambino, per la prima volta dopo molti anni, aveva un cantuccio tutto per sé. (pag. 23)
I bambini avevano sempre paura di rimanere senza pane e questa paura fu difficile da cancellare. A Selvino molti bambini rubavano due o tre panini dalla tavola o dalla cucina, li infilavano nelle tasche e li mettevano da parte, tanto per sentirsi sicuri. Eugenia Cohen, l’economa della casa, un giorno trovò un intero deposito di pane raffermo e ammuffito sotto il materasso di un bambino. (pag. 34)
L’atmosfera della casa si rifletteva in una serie di scenette umoristiche pubblicate sul giornalino di Sciesopoli “Nivenu” (La nostra parola) intitolate “In un arun undser Hoiz” (Nella nostra casa e nei dintorni), scritte da Yaacov Hollander sotto lo pseudonimo di “Der krimmer Spiegel” (“Lo specchio deformante”). Hollander scriveva in polacco, ma veniva poi tradotto in yiddish. La serie presentava la casa e i suoi inquilini come una “Repubblica ebraica” chiamata “Sciesopoli”.
Il Presidente della Repubblica era Moshe Zeiri, il Ministro della Guerra era il maresciallo Reuven Donat, il Ministro delle Finanze Noga (Eugenia) Cohen, il Ministro dell’Educazione l’ex prima ballerina Tzippora Hegger, e così via. C’era anche un “Parlamento”. I problemi economici avevano una parte importante nella vita della repubblica e vigeva un severo razionamento del pane sotto la personale supervisione del “maresciallo” Reuven. (pag. 58)
Un giorno si tenne una gran festa nella Repubblica di Sciesopoli. Con grande gioia e allegria si celebrò il matrimonio fra il Ministro della Guerra Reuven e il Ministro delle Finanze Noga. L’intera popolazione partecipò alle celebrazioni nuziali, ma uno sfortunato incidente gettò un’ombra sull’avvenimento: durante le danze e i canti si ruppero parecchi piatti. Immediatamente fu imposta ai cittadini una punizione collettiva: per un’intera settimana durante i pasti non venne servito il sale. Il Parlamento, riunito in seduta straordinaria, decretò che i piatti di ceramica fossero sostituiti con piatti di alluminio, e finché questi nuovi piatti non fossero arrivati, non si sarebbero più celebrate le nozze nel territorio dello Repubblica di Sciesopoli. (pag. 59)
Reuven Donat, era giunto in Palestina circa un anno prima dell’arrivo dei diciotto ragazzi della nave “Katriel Yaffe”.
In occasione della nascita del suo primo figlio, scrisse al gruppo che era internato a Cipro:
Ogni volta che ricordo il periodo trascorso insieme, sento terribilmente la vostra mancanza. Mancanza di voi e di tutta l’atmosfera in cui vivevamo. Selvino!
Quel magico luogo sulle montagne del nord-Italia, un posto tutto nostro, un posto per i giovani ebrei che erano stati salvati dall’inferno, e che tornarono di nuovo alla vita, creando la propria immagine secondo quella della terra d’Israele.
Vi voglio raccontare del nostro primo gruppo, quello di Chanita. Compagni!
Oggi posso guardarli e dire: malgrado tutte le fatiche fatte, ne è valsa la pena. In pochissimo tempo questo gruppo, che è stato a Selvino solo per un breve periodo, si è conquistato non solo affetto e stima, ma anche il primo posto nel villaggio come squadra di lavoro e gruppo giovanile esemplare!
Continuate a farvi onore, pionieri di Selvino! Possano essere in molti a seguire il cammino tracciato dai primi arrivati!
Vorrei stringere la mano a ognuno di voi, abbracciarvi e augurarvi di avere la forza e il coraggio di superare tutti gli ostacoli che troverete sul vostro cammino. A dispetto di quelli che cercano di impedircelo, noi riusciremo! Siate coraggiosi!
E ci rivedremo presto in un libero Stato ebraico!” (pag. 131)
Citazioni dal libro di Aharon Megged: “Il viaggio verso la terra promessa”.


Noga Donath CohenL’intervento di Noga Donath alla cerimonia del gemellaggio tra Selvino e Zeelim, 1 aprile 2016.
Noga, oggi ultra novantenne, è ancora la mamma dei Bambini di Selvino, piena di energia, intelligenza, sensibilità e passione. La sua esistenza è stata coronata da una meravigliosa famiglia che include anche la grande famiglia dei Bambini di Selvino, i suoi Bambini.

Così oggi può apprezzare con gioia la soddisfazione di vederli realizzati per quanto hanno saputo creare nella terra promessa, nella loro vita e con le loro famiglie.


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